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Le autorità: «Vogliamo attirare giovani anche da Spagna e Inghilterra»

Formentera non vuole più gli italiani

Sondaggio tra gli abitanti dell'isola delle Baleari: «Sono troppo chiassosi e non rispettano l'ambiente, molto meglio i tedeschi»

CORRIERE DELLA SERA 12 gennaio 2006

Una spiaggia di Formentera (Archivio Corsera) MADRID (Spagna) - I giovani turisti italiani sono rumorosi, capricciosi, poco rispettosi dell’ambiente. Non amano i contatti con gli indigeni e preferiscono la vita di ghetto dove pasta e pizza sono preferite alla paella. Questa è la sentenza degli abitanti di Formentera, la più piccola e affascinante delle isole Baleari, che nel corso degli ultimi anni è stata invasa pacificamente dagli italiani. Quasi la metà delle presenze turistiche sull’isola si deve ai connazionali che forse si erano illusi di essere apprezzati. Prima di varare il Piano marketing di Formentera per il quinquennio 2006-2010 l’Ente turismo ha svolto un sondaggio d’opinione fra i 7.500 abitanti. Il risultato non è stato lusinghiero per i nostri colori. Gli isolani hanno nostalgia di stagioni passate, quando i tedeschi erano la maggioranza dei turisti, con abitudini che adesso si vuole promuovere. Nel rapporto elaborato al termine dell’inchiesta si scrive che i tedeschi «danno minore importanza al divertimento notturno, si muovono più in bicicletta che in motorino, e preferiscono il turismo familiare». È il profilo anagrafico-demografico dei turisti tedeschi che lo differenzia da quello italiano. Mentre quest’ultimo è giovane o giovanissimo, fra i 17 e i 23 anni in gran maggioranza, quello tedesco è fra i 25 e i 55 anni. Gli italiani che venivano all’inizio degli anni Novanta possedevano notevole potere d’acquisto (in queste acque si sono fatti vedere su barche in affitto calciatori come Nesta e Vieri, attrici come Monica Bellucci, qui, su uno yacht, Massimo Moratti e Florentino Perez si sono accordati sul passaggio di Ronaldo dall’Inter al Real Madrid), ma con il tempo il segmento sociale da cui provengono si è abbassato, almeno questa è l’opinione degli estensori del Piano marketing. Il tedesco che ancora approda nell’isola è di classe medio-alta, fa turismo di sole e spiaggia con sport nautici. Si segnala che due sono la cause del forte calo dei germanici: la crisi economica degli ultimi anni e il fatto che «ai turisti tedeschi non piacciono le abitudini di consumo e di comportamento dei turisti italiani». L’amore per Formentera non è passato dai genitori ai figli. Negli anni Ottanta i tedeschi erano dominanti, ma la generazione seguente non gradisce. Evidentemente si sente fuori casa, in terra straniera, a differenza di Maiorca dove la loro lingua è regina e l’isola è praticamente in loro possesso. Il Piano marketing per il prossimo futuro si propone di recuperare i giovani tedeschi e di aumentare la quota di spagnoli perché, dicono, il rischio del quasi monopolio italiano, chiasso e capricci a parte, è evidente. «Le mode vengono e vanno» si legge nel documento. La parola passa alla diversificazione, insomma, prima che i ragazzi italiani si stanchino di Formentera e lascino l’isola in brache di tela. Tuttavia il consigliere per il Turismo Candido Valladolid parlando con El Mundo vuole chiarire: «Non è che gli abitanti di Formentera siano stanchi dei turisti italiani. Li invitano a continuare a visitare l’isola che tanto bene li ha trattati negli ultimi anni. Però Formentera è stata una moda in Italia e siccome le mode cambiano questo suppone un rischio per il nostro mercato turistico. Noi dobbiamo diversificare al massimo il nostro mercato». Vi saranno quindi manovre di avvicinamento non soltanto al turismo tedesco. Anche il turismo britannico, attualmente quasi inesistente, viene concupito «perché tradizionalmente fedele alle Baleari». L’Ente turismo crede che quest’anno comincerà ad aumentare. I giovani sudditi di Sua Maestà preferiscono Ibiza, al momento, e laggiù si sono fatti conoscere in tutte le loro «qualità». A Formentera si lamentano per il chiasso e le abitudini degli italiani. Gli isolani hanno ragione e non si inventano niente quando ricordano risse, vandalismi, episodi di violenza. Che non si augurino troppo, però, una invasione britannica. Vedranno, se la promozione in Gran Bretagna avrà successo, di cosa sono capaci in vacanza i ragazzi «british», lontani dalle costrizioni e dalle frustrazioni della vita quotidiana. Basterebbe chiedere referenze ai vicini di Ibiza dove il console di Sua Maestà, sconsolato, ha confessato: «Mi vergogno di essere britannico».

Mino Vignolo

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